La sindrome di Peter Pan e la Sindrome di Wendy:

-Mi manderanno a scuola? Si..
- E poi in un ufficio? Suppongo di si…
- Presto diventerai un uomo?! Si
- Non puoi acchiapparmi e fare di me un uomo!
- Ma Peter … Io voglio PER SEMPRE rimanere bambino… e divertirmi.

Il Romanzo.

Peter Pan è il protagonista del celebre romanzo di James Matthew Barrie “Peter Pan o Il Ragazzo che non voleva crescere”, e successivamente di numerosi film, cartoni animati e canzoni; vive in un luogo magico popolato da animali parlanti, pirati, fate e altre creature incantate, chiamato l’Isola che non c’è, un mondo ideale raggiungibile solo dai bambini grazie alla loro fantasia.

Volando per Londra per recuperare la sua ombra Peter incontra una bambina, Wendy, sorella maggiore di due fratellini Gianni e Michele e le propone di andare con lui sull’Isola, dove la bimba potrà raccontare le favole ed essere la mamma dei Bimbi Sperduti; lei lo segue portando con sé anche Gianni e Michele, i suoi fratellini.

“L’ Isola Che Non c’è”  è un’isola piacevole, confortevole dove in ogni luogo si possono vivere fantastiche avventure con pirati, pellerossa, sirene, lupi e un terribile coccodrillo, un mondo dove è impossibile annoiarsi.

Wendy e i suoi fratellini, però, dopo un po’ di tempo trascorso sull’Isola sentono la nostalgia di casa e decidono di tornare dai loro genitori, rinunciando, col disappunto di Peter, all’idea di restare eternamente fanciulli andando così incontro all’età adulta.

E’ una favola per bambini ed adulti, liberi di identificarsi in Wendy o in Peter Pan, scegliendo di crescere tornando al mondo reale dopo le fantastiche avventure, oppure di continuare a vivere sull’isola che solo i sognatori possono scorgere usando il loro sguardo fanciullesco.

Neverland, l’Isola che non c’è, è infatti visibile solo dai pochi che rifiutano di diventare grandi.

James Matthew Barrie, con questa storia, non ha creato semplicemente un personaggio protagonista di uno dei best seller del Novecento e del nostro secolo, ma ha creato un simbolo che è entrato nelle vite di molti, facendo riflettere sulla maturità e sul desiderio di sfuggire dalle responsabilità da adulti, desiderio comune ai tanti affetti dalla cosiddetta sindrome di Peter Pan.

La sindrome di Peter Pan: che cos’è?

Studiata da Dan Kiley (“The Peter Pan Syndrome: Men Who have never Grown Up” – 1983) e chiamata anche nanotenia psichica può essere definita come uno stato psichico di particolare immaturità della sfera psicoaffettiva.
Questa sindrome, che appare all’inizio dell’età adulta, pur non rientrando nella classificazione del disturbo mentale, è una condizione psicopatologica in cui un soggetto si rifiuta di crescere, di diventare adulto e di assumersi le responsabilità, proprio come Peter Pan; La persona colpita cresce normalmente, la sua intelligenza si sviluppa, ma il suo cuore resta bloccato, come anestetizzato, nell’infanzia.
Chi ne è colpito si comporta come un fanciullo, capriccioso ed egocentrico, ciecamente onnipotente, fermo alla propria infanzia, dove tutto è possibile; egli è perfetto in sé stesso, è speciale, superiore, vive nel futuro, nell’immaginario e le banalità e le difficoltà della vita gli scivolano addosso; tutto esiste unicamente per lui, in funzione dei suoi desideri, e dei suoi umori.
Il Peter Pan sa socializzare, ma non relazionarsi perché i suoi rapporti sono privi di consistenza, di coinvolgimento personale, immaturi. Nel suo mondo, il dolore non deve esistere e il coinvolgimento emotivo lo esporrebbe al rischio di soffrire perciò la fuga dal dolore è quanto di più caratteristico in lui.
Si sente bimbo o figlio, anche quando dovrebbe sentirsi adulto; per lui è duro adattarsi ai cambiamenti richiesti dalle varie fasi della vita ( matrimonio, paternità, maternità ) perché lo schema emotivo che guida le sue azioni, comportamenti, reazioni, è quello di quando era bambino.
Così, rifugiandosi in comportamenti e regole tipiche della fanciullezza si protegge dalla vita e da tutte le pene che questa comporta, con giocosità, superiorità e lucida razionalità; in lui il pensiero primeggia in modo assoluto a discapito dell’emozione ed è in questi termini che il Peter Pan non vive, perché dare spazio all’emozione significa sperimentare la pienezza della vita.
La sua vita è nella testa, nelle idee, nell’immaginario.

Le cause.

L’origine è da ricercarsi negli anni della prima infanzia, fase delicatissima per lo sviluppo del proprio equilibrio emotivo, e in particolare della capacità d’amare.

Di solito è l’amore dei genitori, che permette lo sviluppo di questa armonia ed insegna al bambino a dare e ricevere amore, come pure è l’amore dei genitori che trasmette sicurezza e fiducia negli altri. Una carenza affettiva (oggettiva o soggettiva) può perciò essere la causa di questa sindrome come pure un modello familiare che non stimola la crescita e l’individuazione. Una volta diventato adulto, questo bambino avrà difficoltà a gestire i propri sentimenti.

Chi ne è colpito?

Sembrerebbe che questa sindrome colpisca più gli uomini che le donne.

La conseguenze.

Generalmente le persone che ne sono colpite non si rendono conto di soffrirne fino a quando non gli si presenta una situazione particolarmente critica che gli fa riconsiderare il loro modo di comportarsi e di affrontare il mondo esterno.
Quando l’eterno fanciullo non riuscirà nei suoi intenti, oppure gli eventi dolorosi o negativi della vita (comunque) gli si presenteranno allora proverà rabbia, frustrazione, totale rifiuto dell’evento e svilupperà disturbi come sintomi psicosomatici, ansia, depressione, sbalzi d’umore.

Peter Pan nella coppia.

Naturalmente, tutto questo fa sì che colui che ne soffre, necessiti di avere al suo fianco una persona che soddisfi in toto le sue necessità (genitori,fratello maggiore o partner).
Nel rapporto di coppia gli uomini affetti dalla “sindrome di Peter Pan” vogliono che la loro compagna faccia loro da mamma che comprenda la loro fragilità psicologica, che ceda sempre ai loro capricci, proprio come Wendy, sempre pronta a modificare il suo modo di agire e pensare per assecondare il suo Peter. Molto spesso questi uomini non riescono a stare senza la loro Wendy e allo stesso tempo hanno il terrore dei legami, della routine,delle convenzioni.
Come Peter vogliono solo continuare a divertirsi.

L’evoluzione.

La paura cronica che vive quotidianamente il Peter Pan nasce dalla estraneità delle emozioni dell’età adulta. Egli potrà superarla solo crescendo, abbandonando la propria visione autocentrata, e aprendo gli occhi sull’altro. La sua evoluzione dovrà passare necessariamente attraverso la scoperta del dolore dentro di sé, con la scoperta del blocco emozionale che ha anestetizzato il suo cuore.
Il viaggio che ora dovrà intraprendere è nel mondo “reale” dove si troverà ad affrontare il crollo delle proprie illusioni.
L’eterno fanciullo dovrà imparare ad amare innanzitutto sé stesso, non come fredda immagine idealizzata, ma nella propria pienezza di essere umano, facendo i conti con i limiti, il dolore, la caducità.
Da qui egli potrà vedere l’altro ed amarlo e riconoscere se stesso nell’altro.

Bibliografia M.L. Von Franz : L’Eterno Fanciullo – Edizioni Red

 

Leggi anche – “La sindrome di Wendy (o Sindrome della Crocerossina)”

Attachment

  • sindrome-di-peter-pan

Leave a Comment

Ultimi Articoli

Argomenti