“…il nonno adesso era la fotografia dello scrittoio, la conchiglia che avevano trovato insieme, la collezione di foglie, di pigne, di bacche, di piume … che avevano raccolto, l’aquilone ormai un po’ strappato che gli aveva insegnato a costruire.”

“In qualche posto, pensò Giac, il nonno sta portanto a spasso nella campagna il vecchio Billy, il cane che Gius aveva prima di Maciste… Giac non era più triste, ma aveva gli occhi che gli sorridevano. “Spero che tu sia contento di me!” disse Giac nel suo cuore. Poi spense la luce, andò a letto e si addormentò. “

I Racconti de Il Paese dei Bambini che sorridono.

Mamma perché il nonno non c’è più? …. Il lutto e la morte nei bambini

Mamma perché il nonno non c’è più?

Mamma perché il nonno non c’è più?

La perdita di una persona cara rappresenta l’evento più doloroso della nostra esistenza; influenza la nostra vita psichica in modo determinante e può segnare in maniera talvolta indelebile la propria situazione emotiva interiore.

Improvvisamente il nostro equilibrio psicologico, la nostra vita cambia.

Un turbinio di emozioni pervadono il nostro essere … stupore, rabbia, disperazione, dolore senza fine, senso di abbandono, solitudine ….

Il vuoto è incolmabile e la sensazione di perdersi in esso penetrante, totalizzante.

Non solo. Lo strappo affettivo ci colpisce violentemente …. ci “sbatte in faccia” la coscienza della morte, quella fase della nostra vita di cui non vogliamo parlare, ne sentirne parlare, nel disperato quanto vano tentativo di eluderne l’esistenza. Ma se la morte è un fatto biologico i suoi effetti sono anche un fatto culturale. Nella nostra cultura occidentale contemporanea, prevale il tentativo di vivere come se la morte fosse una realtà che non ci riguarda, che non esiste … se non per gli altri.

Un maestro tibetano, Sogyal Rinpoche, scrive: “Nonostante le sue conquiste tecnologiche, la moderna cultura occidentale non ha una reale conoscenza della morte. Agli occidentali viene insegnato a negare la morte, che viene presentata solo come annientamento e perdita definitiva”

Quando, però, questa ci colpisce da vicino interrompendo i legami significativi parlarne diventa di primaria importanza. La riuscita del processo di elaborazione della sofferenza causata dalla perdita della persona amata dipende da questa capacità non poi purtroppo cosi scontata.

Il lutto nei bambini 3

La morte conclude la vita, ma non la relazione, che continua nella mente di chi rimane.

Il lutto, ovvero la sua elaborazione, avviene attraverso un processo denominato “differenziazione”, cioè la capacità di andare avanti nel proprio percorso di vita mantenendo il ricordo della persona scomparsa.

Se il lutto viene emotivamente vissuto e affrontato nella sua dimensione della rabbia prima, del dolore poi, consente di riprendere la propria dimensione evolutiva, evitando il blocco del tempo alla fase precedente alla scomparsa della persona cara. La morte conclude la vita, ma non la relazione, che continua nella mente di chi rimane. Quel vuoto cosi incolmabile viene riempito dal legame, dai ricordi, dall’esperienza e condivisione delle emozioni di coloro che erano affettivamente legati alla persona scomparsa. Con la risoluzione del lutto si sviluppa una nuova relazione interiore con la persona perduta, mantenendone vivo il ricordo si conserva dentro di sé la presenza simbolica della persona amata, dei suoi valori, delle sue consuetudini di pensiero, delle abitudini condivise e la capacità di amarla, anche se non più presente fisicamente, subentra una nuova forma di amore maturo che sopravvive al distacco.

Diversamente se la perdita non viene vissuta emotivamente e quindi non elaborata, può condurre ad un arresto dell’evoluzione del ciclo vitale.

 

E … con i Bambini?

Il lutto nei bambini 4

Da quanto sopra detto se l’elaborazione del lutto è importante per l’adulto assolutamente indispensabile lo è per i bambini.

Nella nostra cultura, però, rispetto ai bambini, ancor più impera una censura netta sull’esperienza della malattia, della morte e del lutto, sia per quanto riguarda gli eventi reali (per es. il funerale) che quelli emozionali che in genere disorientano, spaventano e imbarazzano gli adulti. E’ infatti estremamente diffusa la convinzione che i bambini debbano essere protetti dalla sofferenza, attraverso l’allontanamento, il silenzio e l’evitamento di tutto ciò che ha a che fare con il mondo della malattia e della morte.

La morte e il lutto ovviamente, richiedono ai bambini processi di elaborazione più complessi rispetto all’adulto.

In primo luogo perché si trovano per la prima volta ad affrontare il contatto con la morte e la perdita definitiva di una persona per loro importante, ed inoltre, perché perdono, oltre ad un loro oggetto d’amore, anche un supporto essenziale ed un sostegno identificatorio. Naturalmente le modalità di risposta del bambino dipendono da vari fattori: oltre alle caratteristiche personali (età, grado di maturazione mentale ed emozionale), sono determinanti la qualità, l’intensità della relazione e del legame con la persona deceduta, le capacità comunicative, contenitive ed elaborative della famiglia e quelle dell’ambiente sociale, la partecipazione nella cura della persona malata e nella condivisione del dolore e del ricordo della persona scomparsa, ed infine, di non meno importanza, la possibilità di continuare la vita abituale di ogni giorno.

Ne deriva che le conseguenze variano enormemente e che ogni bambino ha un suo proprio modo di elaborare la perdita.

 

Ma come ci si può prendere cura di un bambino che vive l’esperienza della morte di una persona cara?

il lutto nei bambini 5

Prima di tutto occorre spiegare in modo semplice e chiaro cosa sta accadendo, potrebbe succedere o è già successo: in base all’età del bambino l’adulto deve scegliere e calibrare le parole e le modalità più adatte. Spesso i genitori tacciono perché “non ce la fanno” e non sanno “cosa, come, quando e quanto” dire. E’ comprensibile: per sentirsi in grado di parlare senza dare spiegazioni false o risposte confuse bisogna essere capaci di confrontarsi con la propria realtà. Allontanare il bambino o tacere quanto accade però, non lo salvaguardano dalla sofferenza; i momenti peggiori sono proprio quelli in cui i bambini, anche i più piccoli, percepiscono che c’è qualcosa di grave e non se ne parla; anche se non ne fanno cenno, intuiscono gli stati d’animo, il tono emotivo dei discorsi, osservano ogni modifica e cambiamento nelle interazioni familiari, vedono il peggioramento fisico o la minor partecipazione alla vita familiare della persona malata, e ancor più ne notano la scomparsa, per cui, è del tutto inutile e negativo disconfermare queste loro emozioni e il loro sapere. Il risultato sarà che i bambini vivranno e interpreteranno questa situazione con le armi che posseggono ovvero con la loro fantasia. Se un bambino di colpo viene allontanato e tenuto all’oscuro di quanto sta accadendo, in mancanza di un riscontro con la realtà, potrà costruirsi, con l’immaginazione, uno scenario più inquietante della realtà stessa, dove ansie e paure popoleranno il suo mondo, e così, il tentativo di metterlo al riparo dal dolore fallisce: il bambino si troverà impossibilitato ad esprimere il suo dolore, la sua paura e la sua rabbia per la perdita della persona amata, perché lasciato solo.

Al contrario, se pensiamo al mondo fantastico dei fumetti, dei cartoni, popolato non solo di mostri ma anche di personaggi che muoiono, riferendoci alle finte sparatorie, alle uccisioni di draghi, o alle situazioni in cui un animale domestico è morto, ai cicli della natura che il bambino vede tutti i giorni, i fiori che nascono, appassiscono, cadono, sarà più facile per noi adulti parlare di morte e per lui comprendere; parlando il linguaggio del bambino, aiutandoci con la fantasia, e senza utilizzare spiegazioni come ” il nonno è partito per un lungo viaggio” che instaurano un’attesa senza fine nella speranza che prima o poi tornerà, riusciremo a farlo partecipe della morte reale, e lasciandolo libero di esprimere le sue emozioni gli consentiremo di prepararsi alla separazione.

Il lutto nei bambini 6

affrontare insieme questo momento rispetto al doverlo gestire ognuno per conto proprio, ne renderà più facile il superamento.

Condividere le nostre emozioni per es: “io sono triste, tu cosa provi?” fa sapere al bambino che anche noi sentiamo la mancanza della persona che non c’è più ed è molto utile al bambino; affrontare insieme questo momento rispetto al doverlo gestire ognuno per conto proprio, ne renderà più facile il superamento.

Nel momento in cui un bambino affronta per la prima volta la perdita di una persona cara, qualora l’evento non sia improvviso, è auspicabile farlo avvicinare gradualmente all’evento, anche per consentirgli un ultimo saluto con il morente. La curiosità dei bambini non andrebbe inibita anzi andrebbero accompagnati nella loro ricerca di risposte, perché cosi facendo imparano a confrontarsi con la perdita, a partecipare agli avvenimenti familiari insieme agli altri, a collaborare e a porsi delle domande sulle vita e sulla morte.

Incoraggiare il bambino a parlare della persona che sta morendo, di tutti i momenti felici e meno felici che hanno passato insieme, rappresenta un passaggio fondamentale.

Può accadere anche, che si presenti la necessità di rassicurare il bambino che la morte della persona cara non ha nulla a che vedere con lui, che tutte le persone muoiono, che lui ha fatto tutto quello che un buon figlio o nipote può fare.

… il Funerale

Il funerale

Il funerale

Per favorire l’accettazione della perdita di una persona cara e l’espressione del dolore che ne consegue, il bambino dovrebbe partecipare al funerale; può essere incoraggiato a partecipare, ma mai forzato a farlo.

Il bambino ha bisogno di sapere che cosa accadrà durante la cerimonia, e deve avere la possibilità di scegliere il modo che ritiene migliore per salutare la persona cara, per esempio con qualche disegno o regalo che le metterà. Affidargli un compito specifico come portare un fiore o una candela, lo farà sentire parte importante della famiglia.

Se l’ambiente familiare e sociale è sensibile e attento, se il bambino è aiutato ad esprimere ciò che sente, se è informato e rassicurato su ciò che accade intorno a lui possiamo affermare con le parole di DeSpelder e Strickland che: ” La morte di un genitore, di un fratello, di una persona cara, non porta necessariamente a gravi difficoltà e ad un arresto dello sviluppo. I bambini mostrano una certa forza e resistenza nel lottare contro le tragedie della propria vita e bisogna aver fiducia nelle loro possibilità di partecipazione e recupero, nel loro coraggio e creatività e persino nel loro realismo e senso pratico ” (DeSpelder e Strickland -“The last Dance: l’incontro con la morte ed il morire).

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