I Disturbi del comportamento Alimentare (DCA):

“ La mente è il meglio, ma anche il peggio della nostra specie, un dono dell’evoluzione ma anche un lascito gravoso e rischioso dell’evoluzione e per la stessa evoluzione ”.  (A. Ferro 2006)

Nel precedente articolo sulla Fame Nervosa  è stato sottolineato come  in alcuni casi,  il rapporto con il cibo sconfina nell’area della patologia; ciò che trasforma le condotte alimentari in sintomi di un disturbo alimentare sono la valenza ed il significato che questi acquistano, consciamente o inconsciamente, per l’individuo. I pensieri rivolti al cibo e al ruolo che questo riveste nel determinare la propria forma fisica, il rapporto con gli altri, le proprie emozioni, diventano pervasivi ed ossessivi. Tali modalità di pensiero sono alla base di una serie eterogenea, complessa e varia di patologie dette “disturbi del comportamento alimentare”: l’Anoressia e Bulimia Nervosa (le forme più conosciute), il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Desorder) e altri Disturbi Non Altrimenti Specificati (NAS).

i Disturbi del comportamento alimentare

L’aspetto centrale in questi disturbi è un’attenzione ossessiva per il cibo, il peso e la propria immagine corporea.

L’aspetto centrale in questi disturbi è un’attenzione ossessiva per il cibo, il peso e la propria immagine corporea: queste persone stimano se stesse quasi esclusivamente sulla base della propria capacità di controllare il proprio peso, l’alimentazione e la forma del corpo, mettendo in secondo piano, invece, altri aspetti importanti nella vita, quali la qualità delle relazioni sociali e familiari, i buoni risultati lavorativi, scolastici e/o sportivi.

Secondo la definizione più unanimemente condivisa dalla Comunità scientifica i disturbi del comportamento alimentare sono definiti come persistenti disturbi del comportamento alimentare o di comportamenti finalizzati al controllo del peso corporeo, che danneggiano in modo significativo la salute fisica o il funzionamento psicologico e che non sono secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta.

In Italia si contano attualmente circa 3.000.000 di soggetti, vittime dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).

I DCA  rappresentano oggi una delle patologie più allarmanti dell’occidente: la loro diffusione ha una rapidità e una rilevanza impressionante al punto che non si ha alcun esempio di malattia psichiatria con una simile propagazione e con le caratteristiche di una vera e propria epidemia sociale.

Si tratta del primo fenomeno di malattia globalizzata, legata a ciò che comunemente viene definito come “modernità”, che si espande a macchia d’olio in concomitanza al diffondersi di modelli, stili di vita, cultura del corpo.

Oggi la comunità scientifica  è concorde nell’affermare che non esiste una causa unica ma una concomitanza di fattori di rischio (generali, individuali, familiari, scatenanti) che possono variamente e diversamente interagire tra loro nel favorire la comparsa e il perpetuarsi dei disturbi del comportamento alimentare, fattori di rischio che non sono fattori causali o determinanti la malattia, ma fattori che incrementano il rischio di svilupparla.

L’età, insieme al sesso e al condizionamento della cultura occidentale rappresenta uno dei fattori di rischio di tipo generale : nell’adolescenza,  quando l’identità non è ancora ben definita, le situazioni stressanti minacciano il senso di autocontrollo e la dieta diventa un modo per riacquistarlo.  Il disturbo alimentare può nascere dall’incapacità di far fronte ai cambiamenti dovuti dal passaggio dall’infanzia all’età adulta, alla paura della maturità e a tutte le richieste e responsabilità che comporta.

Negli ultimi anni i disturbi alimentari stanno interessando fasce d’età sempre più ampie, dall’infanzia fino alla maturità; anche se il manifestarsi della sintomatologia è come detto tipicamente adolescenziale sempre più frequentemente si registrano forme infantili precoci, a partire dagli 8-9 anni, o tardive, a partire dall’età di 25 anni.

Il sesso femminile, in particolare le ragazze più giovani, sono più vulnerabili dei ragazzi riguardo  a questo aspetto per motivi legati sia all’educazione che al contesto socioculturale; subiscono maggiormente la pressione sociale verso la magrezza e quindi maggiormente indotte a fare le diete, che aumentano di otto volte il rischio di sviluppare un disturbo alimentare. Per le ragazze il corpo è un potente mezzo di comunicazione e di relazione, ed essere magre può diventare il requisito indispensabile per essere e sentirsi accettate. Questo è il messaggio forte che manda la società. Le ragazze sanno che gli uomini guardano il loro corpo e vengono educate ad essere guardate;  avere un corpo che rispetti i canoni estetici imperanti diviene una sorta di necessità per le relazioni sociali. Viene costruita un’immagine di sé strettamente legata a tratti fisici che vedono e pongono la magrezza come segno di valore e di bellezza.

Disturbi alimentari

Il sesso femminile, in particolare le ragazze più giovani, sono più vulnerabili dei ragazzi riguardo a questo aspetto per motivi legati sia all’educazione che al contesto socioculturale;

L’immagine attuale di donna di successo non è legata tanto al possesso di particolari capacità quanto piuttosto a modelli irreali di donne attraenti e, soprattutto, molto magre. E’ facile intuire quanto potere questi modelli culturali possano avere su persone particolarmente vulnerabili alle influenze esterne come per esempio gli adolescenti o soggetti con tendenza al perfezionismo e con bassa autostima. I modelli pubblicitari e televisivi sollecitano una sorta d’insoddisfazione per il proprio corpo, e chiedono soprattutto a una donna di mettersi a dieta ed eliminare il grasso, i “cuscinetti e rotolini” proponendo il confronto con chi sembra incarnare perfezione corporea, lusso, successo.

Vivere in una società occidentale: i disturbi alimentari sono diffusi principalmente nei paesi industrializzati e in quelli in via di sviluppo, in proporzione al livello di assimilazione della cultura occidentale. Le nostre società enfatizzano la magrezza con molti preconcetti sull’obesità, vissuta come una mancanza di volontà e non come una malattia.

L’ideale della magrezza è esaltato da tutti i mezzi di comunicazione: l’aumento dei casi negli ultimi anni va di pari passo con la diffusione di articoli relativi alle diete e di prodotti per dimagrire. L’Industria della Dieta propaganda incessantemente strumenti, strategie, programmi e qualsiasi altro mezzo che possa essere impiegato per la perdita di peso indipendentemente dal fatto che questo possa tradursi in un vantaggio per il consumatore in termini di salute psico-fisica, sfruttando il bisogno dei soggetti che vogliono o devono perdere peso, la loro mancanza di consapevolezza e di preparazione necessaria ad affrontare il difficile percorso del dimagrimento rispetto ad una condizione di soprappeso/obesità, spesso sostenute dall’ambiente e da condizioni genetiche predisponenti. E non solo … in un contesto socio-culturale consumistico e disgregato il proprio corpo diventa uno strumento manipolabile e plasmabile, simbolo di autocontrollo, di realizzazione e sicurezza di sé, senza che si colga la portata distruttiva del comportamento alimentare.

 

I fattori di rischio individuali : generalmente sono presenti tratti di personalità caratterizzati da perfezionismo.  Con il termine “perfezionismo” si vuole far  riferimento all’abitudine a domandare a sé stessi o agli altri una performance di qualità maggiore, rispetto a quella richiesta dalla situazione. Tale tendenza implica la valutazione critica del proprio comportamento (Frost et al., 1990) e inoltre un continuo stato di ansia (Hamachek,1978) dato dalla necessità di fare sempre meglio in una continua sfida contro se stessi invece che con se stessi.

Il perfezionismo clinico non va confuso  con la “salutare ricerca di eccellere” (Burns, 1993) funzionale e positiva e non implicata nello sviluppo e nel mantenimento dei disturbi psichiatrici.

Legato al perfezionismo è un particolare tipo di pensiero, definito pensiero “tutto o niente” o pensiero “dicotomico”, caratterizzato dall’assenza di ogni gradualità nel modo di argomentare e di ragionare: tutto è visto in bianco o nero, i risultati ottenuti sono assolutamente positivi o irrimediabilmente negativi, qualunque cosa è inaccettabile se non si raggiunge il massimo. Quasi sempre questo atteggiamento di dedizione e sacrificio nasconde una bassa autostima e una profonda insicurezza personale, che esprime il timore di non essere accettati dagli altri per quello che si è.

Prima che la malattia diventi evidente si ritrovano tratti di ossessività, di ansia e di depressione.

È possibile che questi aspetti siano secondari allo stato di malnutrizione. Gli aspetti ossessivi, comunque, paiono essere spesso preesistenti al manifestarsi del disturbo alimentare.

I Fattori  familiari: il ruolo della famiglia nell’insorgenza di un disturbo alimentare è stato spesso enfatizzato anche a sproposito. Le varie teorie che si sono occupate di questo aspetto hanno spesso fatto riferimento ad un rapporto disturbato tra madre e figlia o ad una particolare configurazione della dinamica familiare che presenterebbe una madre dominante iperprotettiva, intrusiva e un padre assente. In realtà, è impossibile sapere se un particolare clima familiare sia causa piuttosto che conseguenza del disturbo. Sarebbe strano immaginare che di fronte ad una figlia che deperisce giorno per giorno un genitore non diventi iperprotettivo e che questo non provochi un grande aumento della tensione familiare.

Ciò che appare dalle osservazioni allargate di famiglie con un componente affetto da disturbo alimentare è che esiste una molteplicità di situazioni familiari diverse ed è difficile trovare dei denominatori comuni. Oggi non viene più accettata l’idea che vi sia una famiglia “tipica” che favorisca l’insorgenza per esempio dell’Anoressia. Una considerazione a parte va spesa per quelle famiglie in cui esiste una particolare attenzione ai temi dell’aspetto fisico e dell’alimentazione. E’ probabile che un clima familiare, in cui questi aspetti vengono enfatizzati,  possa portare alla costruzione di un’immagine di sé polarizzata sull’aspetto esteriore.

Da non sottovalutare l’importanza di conflitti familiari molto più gravi fino all’abuso di qualsiasi tipo e alla violenza sul corpo.

I Fattori scatenanti:  fattori o eventi specifici  – come separazioni, perdite, disagio familiare, eventi di vita stressanti, abitudini alimentari scorrette, o “intraprendere una dieta dimagrante” anche in condizioni di modesto sovrappeso, possono, qualora esista una predisposizione al disturbo, far precipitare la situazione e sbilanciarla in senso psicopatologico. I sintomi dei disturbi alimentari spesso portano con sé un messaggio interpersonale o hanno una funzione interpersonale, cioè possono essere un modo per chiedere aiuto o esprimere rabbia .

In sintesi possiamo dunque affermare che a generare un disturbo del comportamento alimentare, concorrono cause di tipo multifattoriale, vale a dire complesse interazioni tra fattori biologici, psicologici, individuali e familiari (assetti psichici della famiglia, presenza di eventi traumatici come abuso fisico e sessuale, ecc.), culturali (miti della bellezza/magrezza, cultura della competizione e del successo).

Patrizia De Sanctis

 

 

 

 

 

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